Immigrazione : una politica necessaria

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Il contesto geopolitico di forte destabilizzazione politica che vive la zona MENA (Medio Oriente e Nord Africa) ormai dal 2010, in aggiunta alla ormai decennale destabilizzazione del Sahel (fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana), ha generato negli ultimi anni un movimento migratorio verso l’Europa che non aveva precedenti dall’ultimo conflitto mondiale. Se non si parte da questa fotografia reale, straordinaria nelle sue dimensioni, diventa alquanto difficile comprendere l’enorme difficoltà di trovare una o più soluzioni sia nel breve che nel lungo periodo. Per la sua posizione geografica e vicinanza alle coste del nord Africa, l’Italia si è trovata a subire le conseguenza, dove non è arrivata una vera “Primavera Araba”, con la caduta di regimi ed interi stati come la Libia. Questa evoluzione negativa, ha reso le coste della Libia l’unico trampolino per migliaia di disperati verso l’Italia e quindi l’Europa. Prima il Governo Renzi, poi Gentiloni, hanno cercato di combattere il fenomeno dell’immigrazione illegale attraverso la lotta ai trafficanti da una parte e il rafforzamento del Governo libico riconosciuto dall’altra. Per quanto riguarda il salvataggio e l’accoglienza il Governo ha fatto tanto, salvando migliaia di vite umane ogni anno e cercando, con grandi difficoltà, di distribuire nel territorio i migranti per la fase di riconoscimento ed inserimento. Se da una parte possiamo dire che la lotta contro i trafficanti non ha portato risultati evidenti, anche le politiche di consolidamento del governo libico di Tripoli sono state inefficaci vista la grande frammentazione della Libia e la non capacità di questo governo di controllare nemmeno tutta Tripoli. Certamente per questa partita l’Italia per la sua storia e conoscenza di questo territorio può fare tanto, ma solo all’interno di un concerto internazionale ampio, da sola può ben poco.  2017-04-14T193853Z_194255849_RC153B002B20_RTRMADP_3_EUROPE-MIGRANTS-RESCUE-kHpC-U11002589901825t0F-1024x576@LaStampa.it   Si evince da questo che con il fallimento dello Stato libico, la destabilizzazione del Medio Oriente e della zona Sub-Sahariana continueranno importanti movimenti migratori verso il Mediterraneo. La fase di salvataggio e accoglienza con tutte le difficoltà del caso funziona, migliaia di vite umane sono state salvate, accolte e in alcuni contesti locali anche inserite nel tessuto sociale attraverso specifici progetti nazionali, regionaeli e locali. Per quanto il Governo continui incessante nella politica di salvataggio ed accoglienza questa situazione non potrà continuare per altri anni, un solo Stato non può affrontare un’emergenza di queste dimensioni storiche in solitaria, non ne ha le capacità tantomeno le risorse. Proprio in questo frangente diventa fondamentale un’Europa forte, capace di affrontare insieme sfide epocali, facendo un passo in più verso una vera integrazione europea su questi temi cardine.

I vertici europei ed internazionali dell’ultima settimana hanno dimostrato come l’Italia si trovi se non sola, quantomeno scarsamente sostenuta nei propri sforzi volti a fronteggiare la crisi migratoria. A testimonianza di questo isolamento vanno sia gli esigui stanziamenti approvati dalla Commissione (58 milioni di euro a fronte dei 6 miliardi riservati alla Turchia per bloccare i migranti alle frontiere), sia l’ultimo vertice di Tallinn. Il no duro, sonoro, all’apertura dei porti europei per lo sbarco dei migranti dimostra quanto gli egoismi nazionali abbiano il sopravvento sulla solidarietà, valore fondamentale europeo che avrebbe dovuto ispirare le stesse istituzioni. Nel breve periodo non ci può essere alcuna diversa soluzione alla cooperazione europea ed al conseguente (serio) ricollocamento di quelle persone che fuggono da persecuzioni, fame, guerre, epidemie. Si parla da anni di una revisione della Convenzione di Dublino, il trattato che regola il diritto d’asilo a livello europeo. Il regolamento che ne è conseguito, non soltanto mette in estrema difficoltà i paesi di frontiera, ma lede i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Pensare che gli immigrati debbano fare richiesta nel primo paese di accoglienza è anacronistico e allunga infinitamente i tempi di analisi della domanda con conseguente collasso delle strutture ricettive nei Paesi più esposti. Manca, inoltre, un bilanciamento tra gli interessi della persona e quelli degli Stati con relativa violazione dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Recentemente l’eurodeputata Wikstrom del gruppo ALDE, incaricata dalla Commissione, ha lavorato per mettere a punto una proposta di riforma con l’introduzione di principi e procedure più attuali e soprattutto più funzionali. Nonostante questo, il dibattito del Consiglio sembra essere distante anni luce dalla possibilità di una riforma mentre l’Unione europea continua a comportarsi sempre più come un’organizzazione intergovernativa piuttosto che come uno Stato federale. Per ciò che riguarda le soluzioni di lungo termine, la situazione non è migliore. Da questo punto di vista sarebbe necessaria una maggiore presa di coscienza da parte degli Stati europei (alcuni soprattutto) riguardo alle conseguenze delle singole decisioni di politica estera sulla destabilizzazione di regioni mediorientali e nordafricane. Bisogna riflettere sulla necessità di una politica estera comune più forte e indipendente dagli interessi statali e soprattutto porre un freno agli aiuti economici a pioggia indirizzati agli Stati africani.

I risultati ottenuti durante gli anni sono scarsi e spesso sono andati ad alimentare la rete di corruzione e la diseguaglianza in questi Stati. L’aiuto economico è fondamentale ma deve essere volto a creare un reale sviluppo e non a “finanziare” i legami rimasti tra ex colonie ed ex colonizzatori. Noi riteniamo che queste siano le sfide che l’Europa è oggi chiamata ad affrontare, cambiando prospettiva e non nascondendosi dietro ad un europeismo di facciata. Aiutare i paesi di frontiera e sviluppare una reale politica migratoria comune è il percorso necessario per non scomparire. Una cosa, infatti, dovrebbe essere chiara: il fallimento italiano rappresenterebbe un fallimento dell’Unione e dell’idea stessa di Europa. I populismi che la stanno investendo potrebbero in questo caso avere la meglio e dissolvere qualsiasi slancio integrativo, riportando indietro l’Europa di più di mezzo secolo. Non vi è altra via secondo noi per la risoluzione di problemi tanto grandi e complessi che la via europea, una maggiore integrazione su temi come l’immigrazione, la difesa, lotta alla povertà e  alla disoccupazione, politiche di investimenti, fisco e sistema bancario, e tanti altri nodi che è possibile sciogliere solo attraverso il consolidamento dell’UE e delle sue istituzioni. Il ripiegarsi nella dimensione nazionale significherebbe condannare l’Europa ad una dimensione totale inefficacia sui temi sopra citati, gli stati nazionali al crescente populismo con il risultato di non risolvere i grandi temi del nostro tempo.

 

Mohamed El khaddar  – Resp. Immigrazione ed Integrazione GD Pisa                          

Beatrice Ferrucci – Resp. Europa ed Esteri GD Pisa

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COMUNICATO STAMPA SU ELEZIONE SEGRETARIO PROVINCIALE PD

comunicati stampa, giovani democratici, Partito Democratico

Lunedì 13 marzo si è svolta l’assemblea provinciale del PD Pisa che ha eletto Massimiliano Sonetti segretario provinciale.

A Massimiliano e alla sua futura segreteria facciamo i migliori auguri di buon lavoro.

Sin da subito abbiamo pensato che la candidatura unitaria fosse necessaria per superare questa fase di stallo e per questo abbiamo accolto con favore l’accordo tra le varie componenti che ha portato all’elezione del nuovo segretario provinciale.

Adesso è arrivato il momento di ritornare a lavorare per rilanciare la nostra azione e la nostra presenza all’interno del territorio pisano.

Oreste Sabatino                                                                                                                                         Segretario provinciale GD

Appello GD Pisa – No scissione

comunicati stampa, giovani democratici, Partito Democratico

Il PD sta attraversando il momento più difficile della propria storia: questa difficoltà è vissuta e sofferta non solo da coloro che hanno contribuito alla fondazione del Partito Democratico, alla sua costruzione sulla base delle migliori esperienze del riformismo italiano, ma anche da noi nativi democratici, noi ragazzi che siamo politicamente nati e cresciuti sotto le insegne di questo Partito.

Da settimane assistiamo ad un confronto quotidiano sui giornali e sui media che non aiuta nessuno. Non aiuta a chiarire le idee di tanti militanti ed elettori confusi nel vedere un confronto muscolare, a tratti snervante.

Dopo la Brexit, la vittoria di Trump, la sconfitta referendaria una discussione chiara sui programmi, contenuti e visioni è doverosa e necessaria. Il luogo di questa discussione non può che essere il congresso, preferibilmente accompagnato da un momento importante di riflessione sul programma che dovrà essere condiviso dalle componenti del Partito.20161029_173648

La scissione non può e non deve essere la soluzione anche perché non sarebbe capita dal nostro elettorato e dalla nostra base. Una scissione rischierebbe di indebolire il nostro partito, il campo del centrosinistra che risulterebbe ulteriormente frammentato e diviso favorendo così da un lato il M5S, il quale sta mostrando a Roma la sua incapacità di governare, (incapacità oscurata oggi dalle nostre divisioni), e dall’altro il centrodestra, il quale avrà modo per riorganizzarsi e ritornare competitivo elettoralmente, come già successo altre volte.

Le scissioni nazionali hanno ripercussioni fortissime e drammatiche anche a livello territoriale. Queste considerazioni valgono in particolar modo per la nostra Toscana, nella quale il Presidente della Regione, Enrico Rossi, ha deciso di candidarsi da tempo alla Segreteria del Partito Democratico. Quella scelta, senza dubbio rispettabile e ragionevole, fatta da tempo in vista di un possibile Congresso, si è trasformata oggi in una decisione di rottura che sconvolge ogni progetto di buon governo della Toscana, e rischia di rovinare l’attuazione dei grandi progetti ai quali la Giunta e il Consiglio Regionale lavorano da tempo, primi fra tutti il Piano Regionale di Sviluppo e il Piano di Rilancio per la Toscana Costiera. Senza considerare le eventuali ricadute sui governi locali.

Il periodo che stiamo vivendo richiede un partito forte, unito, plurale, che si faccia carico dei cambiamenti e dei problemi che stanno attraversando il nostro tempo: il futuro dell’Europa, il fenomeno migratorio, la lotta al terrorismo e ai cambiamenti climatici, la disoccupazione in particolare quella
giovanile, la crisi della democrazia e l’aumentare delle diseguaglianze; solo per
citarne alcuni. Per affrontare queste sfide e quelle che attendono l’Italia e le nostre comunità locali serve il PD. Non sprechiamo questa occasione perché a perdere sarà l’Italia.

Giovani Democratici – Federazione di Pisa